Lamia Chriqi

10574438_1433417403612747_7785745245338186330_nLamia Chriqi aveva 28 anni. Viveva a Sammommè, una frazione sulle colline di Pistoia, insieme al marito. Era arrivata in Italia da una zona rurale del Marocco sei anni fa. Siamo state sconvolte – come tutte, come tutti – quando abbiamo saputo di questa donna morta bruciata dentro la sua casa e non accidentalmente, ma dalle fiamme appiccate da un ragazzo di cui sia lei che il marito si erano presi cura, e che era ospite della struttura di accoglienza dei richiedenti asilo lì di fronte a casa sua. Lamia era stata accolta ed aveva accolto a sua volta, senza paura e senza pregiudizi. 

Come molte donne marocchine che vivono a Pistoia, appena arrivata aveva frequentato una scuola di italiano. Che fosse molto integrata nella piccola comunità, che avesse ottimi rapporti con le persone con cui lavorava e con il vicinato, che fosse solare, che ricordasse gli auguri per le ricorrenze di calendari di altre religioni, che fosse una donna capace di affrontare un progetto migratorio mettendosi in gioco e vincendo le paure possiamo facilmente dedurlo dalle cronache che i giornali ci hanno restituito, intervistando persone a lei vicine e care. Ciò che invece condividiamo con profondo rispetto e con grande commozione – perché ce la fa sentire vicina e simile –  è il racconto che Lamia aveva fatto nel corso di italiano del suo luogo d’origine in Marocco, al quale ogni anno tornava, in una fattoria dove la sua passione era specialmente una cavalla. La libertà per Lamia era andarsene al galoppo tra le montagne, ed è così che la ricordiamo perché rimanga nelle nostre memorie a ricordarci che il desiderio è universale pur declinandosi secondo la storia e le esperienze di ognuna di noi. La violenza contro le donne è talmente diffusa, trasversale, presente che c’è bisogno di sentirci più simili che diverse, forse. Di capire che la complessità del tempo in cui viviamo può condurre alla brutalità dettata dal rifiuto e dall’ingratitudine specialmente verso il genere femminile. Però Lamia aveva voglia di vivere e di confrontarsi con la vita ed è forse questo il segno migliore che ci lascia, continuare anche in suo nome ad essere donne libere e consapevoli. 

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