Non abbiamo criticato l’arte di Riccardo Mannelli.

untitled-bLo seguiamo da quando eravamo ragazze e disegnava per Cuore. La passione sfama ci piace e, titolo a parte, pensiamo che possa ispirare un’idea di sesso gioioso e giocoso del tutto condivisibile.

Premesso questo, utilizzarla per pubblicizzare la stagione teatrale è fuori luogo. L’immagine è del tutto avulsa dal contesto e quindi privata del suo valore originario.
Ci turba la risposta del presidente dell’ATP alle osservazioni che abbiamo mosso.

Lui sostiene che l’opera sia stata commissionata appositamente per il manifesto della stagione teatrale del Manzoni (sarà vero?) e a questo proposito cita due opere in cartellone, Le baccanti di Euripide e Fedra di Seneca.
In realtà il signor Sacchettini avrebbe potuto chiedere al maestro Mannelli di intitolare la sua opera Fedra e allora una qualche attinenza con il contesto l’avrebbe avuta, dopotutto Fedra si offre a Ippolito (non con tutta questa allegria, ma pazienza). In questo caso però, leviamo quel pane inutilmente allusivo e affrontiamo il desiderio e la nudità di Fedra con onestà.
Sarebbe stata possibile anche un’altra opzione, quella che preferisco: intitolarlo La Baccante e al posto del pane porgere al pubblico la testa tagliata di Penteo. Perfetto! Davanti a un’immagine del genere, potente e dionisiaca, pienamente aderente non solo alla tragedia in programma ma anche alle origini classiche del teatro stesso, non avremmo avuto nulla da contestare.

L’impressione invece è che il colloquio per gettare le basi creative di quest’opera sia stato ben lontano dalle opere teatrali in cartellone e dall’idea stessa di teatro, sembra quasi che in realtà il signor Sacchettini si sia ritrovato a scegliere tra qualche immagine già pronta e abbia, molto semplicemente, seguito il proprio gusto personale.
E comunque, è vero che ci sono personaggi femminili forti nelle opere in cartellone, ma ci sono anche Riccardo III e Giulio Cesare: perché non la offrono loro la pagnotta al pubblico? Mannelli è bravissimo anche con i nudi maschili!

Inoltre, con la sua risposta il signor Sacchettini ha dimostrato di non aver letto interamente la lettera mandata dalla Rete13febbraio, altrimenti vi avrebbe trovato l’apprezzamento motivato e circostanziato per il maestro Mannelli e avrebbe potuto concentrarsi in un commento nel merito alle questioni sollevate che nulla hanno a che fare con il nudo in sé. Questo modo di relazionarsi ce lo aspettiamo da qualche commentatore sprovveduto che si limita a leggere i titoli degli articoli, non dal presidente dell’Associazione Teatrale Pistoiese. E visti i commenti immediati e polemici che si stanno diffondendo sui social vorremmo una risposta anche dal Comune, quello stesso comune che ha aderito da tempo alla campagna dell’Udi che prendeva impulso dal Parlamento europeo che, tramite la risoluzione n. 2038 del 3 settembre 2008, ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare e a consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo sulla parità tra i sessi e come la percezione del corpo femminile in quanto oggetto da “possedere” possa incentivare i comportamenti violenti.

Annamaria Testa, in occasione della fallimentare campagna mediatica per il fertility day promossa dal ministero della salute, ha scritto che “a decidere della qualità di una campagna di comunicazione è il raggiungimento degli obiettivi che questa si pone”.
Se l’obiettivo nello scegliere quell’immagine era di attirare l’attenzione della città, direi che è stato raggiunto; se era quello di aumentare il numero di abbonamenti, non sappiamo se sarà riuscito ma certamente non diminuiranno: nessuno si priverà del piacere di andare a teatro solo perché non ha gradito il manifesto.
Se invece, avendo a disposizione un artista come Riccardo Mannelli, si voleva offrire all’immaginario collettivo un’opera d’arte che evocasse immediatamente il piacere e il nutrimento offerti da una rappresentazione teatrale, ebbene in questo avete fallito. In nessun modo e in nessun caso, neanche con i più arditi voli pindarici, quella splendida donna ricorderà mai una passione diversa da quella erotica. E ripetiamo, ben venga l’erotismo ma non mascheriamolo con altri intenti.

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