La storia di E. NARRAZIONE COLLETTIVA. Raccontiamo il Centro Donna. I consultori della provincia di Pistoia attraverso le parole delle donne.

 Young Girl Writing an Email - Jonathan Janson

Young Girl Writing an Email – Jonathan Janson

La storia di E.

Chiamatemi Cappuccetto Rotto.

Sì, perché io al consultorio ci sono andata sempre per lo stesso motivo: preservativo bucato! Una volta anche per un preservativo non mio ma di un’amica che, troppo imbarazzata per chiedere la pillola del giorno dopo, ha pensato bene di mandare me che sapevo già cosa dire.

Quindi ci sono andata tre volte per preservativi miei e una volta per interposto preservativo.

Se avessi tenuto il conto dei miei rapporti sessuali protetti, avrei potuto stilare una casistica da rivendere alla Akuel: “Signori, secondo la mia statistica ogni X profilattici usati, uno si rompe: prendete provvedimenti per quell’uno altrimenti la prossima volta al consultorio ci andate voi per me ”.

Già, perché alla Akuel forse non lo sanno ma ottenere la pillola del giorno dopo in Italia non è così facile.

La prima volta successe il primo anno di università, a Pisa, e andai al consultorio con il mio ragazzo di allora. Immaginate la scena: due ragazzini di 19 anni che si siedono davanti ad una donna con il camice, unica depositaria della soluzione alla loro crisi di panico.

“Prendetevi un paio d’ore per pensarci”. Questo ci disse, non prima di averci spiegato quanto può essere bello mettere su famiglia in giovane età.

Uscimmo dal consultorio e io quasi quasi ci stavo facendo un pensierino.

Che diamine! Lui era sicuramente il grande amore della mia vita ( l’ottavo grande amore della mia vita, per l’esattezza) e saremmo rimasti insieme per sempre, quindi perché no? Per fortuna lo sguardo di terrore negli occhi di lui rimise a posto quello lampo di idilliaca idiozia adolescenziale e dopo una passeggiata e un gelato tornammo a prendere quelle benedette pillole.

Oggi, sposata con il nono grande amore della mia vita, so che se non le avessi prese avrei rischiato di restare legata per sempre alla persona sbagliata.

La rottura più recente si è verificata qualche anno fa, di mattina e di giorno lavorativo per mia fortuna.

Chiamai subito il Centro Donna di Pistoia e andai la mattina stessa.

Eccomi, più vecchia di parecchi anni, a spiegare di nuovo a una donna in camice che sì, si è rotto il preservativo, e no, in questo periodo non sto usando l’anello vaginale. Perché? Perché no.

Perché, ma non te lo dirò, ci sono periodi in cui non mi va di prendere anticoncezionali, in cui sono troppo pigra perfino per mettere e togliere un anello di silicone dalla vagina. Ti invento allora che il mio ginecologo mi ha consigliato di interrompere per un paio di mesi, ti invento analisi del sangue sballate, ormoni su e ormoni giù e tu smetti di farmi domande. Dubito che tu mi abbia creduta, ma smetti comunque.

Mi chiedi in che periodo del ciclo sono, ti rispondo che sul mio ciclo non si può fare affidamento perché è molto irregolare.

Mento anche stavolta, perché da quando ho partorito il mio ciclo è diventato regolarissimo, affidabile, preciso: non mi somiglia più.

E tu vai avanti: Signora, ha già un figlio e non lavora, non vorrebbe averne un altro?

Preferirei un lavoro, grazie, e no, non lo voglio un altro figlio: se l’avessi voluto non avrei usato il profilattico, le pare?

Ma non ti dico neanche questo perché so che mi stai facendo delle domande di rito e vuoi risposte altrettanto rituali. Non vuoi che ti dica che no, un altro figlio no, ancora non ho recuperato le ore di sonno del primo, inoltre non ho nessuna voglia di rischiare di farmi altri nove mesi di sbalzi ormonali, lacrime facili, caviglie gonfie, attacchi di narcolessia e immotivate passioni per i colori pastello. Così come non ho nessuna voglia di ripetere l’esperienza del parto perché, e io e lei lo sappiamo, non è affatto vero che ‘quel’ dolore si sopporta e poi si dimentica. Io l’ho subìto perché non avevo alternative e ancora me lo ricordo.

So che ti devo dare una risposta che ci tolga rapidamente dall’impaccio, che non provochi imbarazzi e che consenta a me di ottenere le pillole e a te di tornare alle donne, tante, tantissime, che aspettano il loro turno in sala d’attesa.

Ti rispondo che questo non è un buon momento per un secondo figlio. Punto. È la risposta giusta e tu l’accetti serenamente perché apre infinite e razionali possibilità, tutte ugualmente valide, che mi rendono impossibile pianificare, adesso, una gravidanza.

La verità è che sto bene così, un altro figlio semplicemente non lo voglio, ma temo che potrebbe non essere considerato un motivo sufficiente e che potresti sentirti in dovere, se te lo dicessi, di perdere 10 minuti della tua vita lavorativa cercando di convincermi che due è meglio di uno e che ‘ci vorrebbe un fratellino/una sorellina’. Non mi va di ascoltare, non mi va di spiegare.

Il colloquio finisce, la donna che ho davanti è stata corretta e gentile, la mia richiesta è stata accolta senza ostacoli o pressioni di nessun genere. Sono passati gli anni e non mi sono pentita della mia decisione.

Ora aspetto il prossimo preservativo bucato e mi chiedo come sarà il consultorio che troverò. Che il Centro Donna sia diventato soprattutto un poliambulatorio l’ho notato anche io in occasione dei rapidissimi pap-test periodici.

Non ho il tempo per guardare negli occhi chi mi raschietta lì sotto: rispondo alle domande, tolgo le mutande, le rimetto e tengo per me qualche dubbio, qualche domanda, qualche timore per gli anni che sento passare anche lì, per come sono cambiata e per come ancora cambierò, tra non molti anni. Forse per tutto questo prenderò un appuntamento, chiamerò sabato mattina e, se sarò fortunata, mi diranno di venire il mese prossimo, altrimenti: “Signora, è già tutto pieno, riprovi il primo sabato del mese prossimo, per il mese dopo ancora”.

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