Intervento sul “caso Boldrini”

”In questi giorni tante parole sono state scritte e dette sul caso “Boldrini”. E perché il silenzio della Rete non suoni come appoggio/supporto a tali parole e atti, ho deciso di dire anche io la mia.

Quanto è stato detto e fatto contro la Boldrini non ha niente a che vedere con la condivisione o meno del suo comportamento politico: non si tratta di questo. Sono convinta che si possa, e sia anche giusto, dire che la Boldrini ha fatto una scelta che non condivido, oppure che la Mussolini porta avanti una ideologia che non è la mia, oppure che la Carrozza propone soluzioni che non mi piacciono, oppure che non sono d’accordo con le ultime scelte di Napolitano: e questo, non per una questione di forma, ma proprio di sostanza.

E non si tratta neppure di non voler toccare le donne (o gli uomini) nemmeno con un fiore.

Si tratta invece di quel famoso discorso culturale che sta alla base di un cambiamento nella società, quello che ancora non si vede neppure lontanamente, se ancora oggi i 30-40enni (non tutti, ovviamente!) chiamati al cambiamento, continuano a pensare che una donna, in quanto tale, la si può

rimettere al suo posto con i soliti argomenti violenti e sessisti; se continuano a pensare che qualunque siano il suo ruolo e le sue scelte politiche, alla fin fine sempre di donna si tratta, e come tale – quindi – riconducibile ad un organo sessuale.

Possibile che non si sappia accettare il confronto – e anche lo scontro – politico e di opinione, senza per questo dover sempre arrivare a considerare presunte superiorità o inferiorità sessuali?

E direi che questo riguarda anche noi donne, quando definiamo la presenza delle donne in politica come squallida. Quando ci troviamo ad aggredire (sì, anche noi) le deputate in Parlamento, più da un punto di vista sessuale che di contenuti.

Vorrei che, se davvero facciamo parte di una società che deve cambiare, fossimo anche noi ad agire il cambiamento, riconoscendo chi andiamo a votare – ad esempio -, scegliendo chi andiamo a delegare.

E io, personalmente, al momento non mi sento rappresentata né da una presenza politica vecchia, né tanto meno da una forma politica che si definisce nuova e diversa, a prescindere dalle loro componenti maschili o femminili.

Credo che il discorso e il confronto, anche fra di noi, non dovrebbe fermarsi qui…”

Roberta (rete 13 febbraio Pistoia)

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